…Sono tornatooooooo

1 Febbraio 2010 Commenti chiusi

Dopo due anni e mezzo riprendo in mano "Malembe"… e ho deciso di non farlo morire!

Prosegui la lettura…

Categorie:On the road Tag:

Una nuova avventura

12 Giugno 2007 Commenti chiusi


Da alcuni mesi, insieme ad alcuni amici trentini, abbiamo dato vita ad una nuova associazione per la cooperazione con il sud del mondo. Si tratta dell’Associazione Volontariato Internazionale Trentino – Onlus.
Una piccola associazione che ha come obiettivo quello di sviluppare progetti di autosviluppo in Africa, in particolare in Tanzania, paese in cui tutti i soci fondatori, tra cui il sottoscritto, hanno vissuto una qualche forma di volontariato.
La motivazione che ci ha spinti è quella di aiutare quelle popolazioni nel rispetto della loro dignità e dei loro bisogni. Cercheremo, infatti, di non calare dall’alto iniziative ma di cercare di supprotarli in quelle piccole azioni quotidiane che permettono a loro di crescere dal punto di vista culturale, sociale ed economico.
Siamo agli inizi, è poco più di un anno che l’associazione è viva ma già qualcosa è stata fatta. Potete vedere alcune novità al sito sotto indicato.
Un primo progetto riguarda la costruzione di un ostello per ragazze a supporto della scuola superiore del villaggio di Rudi, che si trova al centro della Tanzania.
Riferimenti: AVI Trentino Onlus

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

La salute dei bambini africani: la piaga dell’aids ma non solo

31 Gennaio 2007 Commenti chiusi

Per fortuna che qualche volta anche la vituperata categoria dei giornalisti riesce ad accorgersi che c’è un mondo anche al di fuori della nostra porta.
Mario Porqueddu, sul corriere della sera di oggi ha pubblicato un bel pezzo da Kinshasa (Rep. Dem. del Congo). Rispecchia la realtà e per questo lo riporto quì sotto:

§§§

Corriere della Sera del 31 gennaio 2007

A Kinshasa tra i volontari. «Pochi antivirali per i minori, non sono convenienti per le aziende»
Nell?Africa degli orfani dell?Aids
«Milioni di bimbi senza farmaci»
L?appello di Medici senza frontiere: mancano le cure in dosi pediatriche Piccoli soli per le strade del Congo. «Siete stregoni, portate il contagio»

KINSHASA (Congo) ? Sabato di gennaio, è caldo e umido a Kinshasa. In un ambulatorio donne del Congo raccontano ai loro figli una strana fiaba. Parla di malattia e discriminazione, perché qui tutti, madri e bambini, sono sieropositivi. È la storia del leoncino Becki: «La sua mamma si è ammalata ed è morta mentre erano in viaggio per cercare le medicine di cui aveva bisogno: un pezzo di luna, l?acqua del Mar Rosso, una foglia verdissima. Un giorno il pelo di Becki diventa più chiaro: il virus l?ha colpito. Il leoncino pensa di essere l?unico piccolo malato e si nasconde per la vergogna. Ma una giovane leonessa si innamora di lui, gli spiega che quelle medicine che cercava sua madre funzionano, lo invita a tornare al villaggio per dirlo a tutti. Alla fine lei e Becki vanno a casa assieme: ogni giorno mangiano un pezzetto di luna e uno di foglia, con un po? d?acqua del Mar Rosso». L?educatrice ripiega i fogli con i disegni degli animali e chiede «chi di voi prende medicine?»: i bambini alzano la mano. Saranno una trentina, i più piccoli hanno 2 o 3 anni, quelli grandi 8 o 9. Quasi tutti sono sieropositivi dalla nascita. E alcuni hanno già bisogno dei farmaci antiretrovirali (Arv), le sostanze che rendono possibile una vita normale a chi ha il sistema immunitario minato dall?Hiv. In Africa, però, trovarli è difficile come fare un cocktail di luna, Mar Rosso e foglie verdissime. Al Centro di trattamento ambulatoriale del quartiere Kabinda una volta al mese si riunisce il gruppo di supporto di Medici senza frontiere per i bambini malati. Qui gli Arv, quelli «generici» prodotti in India a basso costo, vengono distribuiti gratis. In tutto sono un centinaio i minori sotto terapia in questo avamposto della lotta al male che nel 2006 ha contagiato altri 2 milioni e 800 mila africani e a più di 2 milioni ha tolto la vita. Rilevazioni condotte dal ministero della Sanità sulle donne incinte, considerate un campione probante, dicono che oggi nella Repubblica democratica del Congo ci sono 7 milioni di persone sieropositive: circa 1 milione e 200 mila vivono con l?Aids e ad almeno 160.000 servirebbero gli Arv. Secondo l?Organizzazione mondiale della sanità li riceve un misero 5%. Nessuno sa quanti siano in città, o nel resto di un Paese che è poco più piccolo dell?Europa occidentale, i bambini che avrebbero bisogno di cure per l?Hiv. La sola cosa certa è che sono tanti e che per loro i farmaci, semplicemente, qui non ci sono. «Nel mondo ? attacca Msf ? si producono poche formulazioni pediatriche degli antiretrovirali perché i bambini non rappresentano un mercato appetibile per le industrie». E ancora: «Quelli che ci sono costano troppo.
Per la terapia di un bimbo di 14 chili ci vogliono circa 1.300 dollari l?anno, contro i 200 necessari a trattare un adulto». L?ostacolo principale si chiama povertà. Alcuni Arv vanno conservati in frigorifero e anche questo è un problema quaggiù: «Frigo? A volte non ce l?hanno nemmeno gli ospedali» dice Anja, una belga di 33 anni, coordinatrice del progetto Hiv di Msf a Kinshasa. Milioni di bimbi infetti Medici senza frontiere cerca di scuotere coscienze e governi: «Al mondo ci sono circa 2 milioni e 300 mila bambini affetti da Hiv/Aids; oltre 2 milioni vivono in Paesi poveri: 660 mila sono a uno stadio della malattia che richiederebbe terapie Arv, ma solo una minoranza le ottiene. Ogni giorno 1.500 bambini vengono infettati, in gran parte sono neonati e 9 su 10 contraggono il virus dalla madre, perché gli sforzi per prevenire la trasmissione materno-fetale nei Paesi del Sud sono insufficienti. Il 50% dei neonati sieropositivi muore prima dei 2 anni». Ma è davvero uno scontro tra ragioni dell?economia e diritto alla vita? Stefano Vella, dell?Istituto superiore di sanità, lavora con l?Agenzia europea per la valutazione dei prodotti farmaceutici (Emea) e da anni combatte l?Hiv: «Per l?Aids si sta cercando di portare cure dappertutto. Non è stato fatto per la malaria, né per la Tbc, che pure uccidono. L?Hiv, il solo virus venuto dal Sud del pianeta che il Nord ha conosciuto da vicino, ha cambiato la sensibilità rispetto alla disuguaglianza in materia di salute. Oggi al mondo gli Arv arrivano al 20% di chi ne ha bisogno. Non basta a battere l?epidemia, ma è una grande avventura dell?umanità ». Già,ma i bambini? «Credo che gli Arv per curarli ci sarebbero. Però è vero, l?Africa è tagliata fuori. E in generale molti farmaci vengono sviluppati solo per l?adulto. Perché quello dei bimbi è un mercato piccolo: in loro le patologie sono più rare, fare test sui minori è difficile e senza test non si può commercializzare farmaci, e poi è più immediato ed economico fare compresse per adulti invece di sciroppi o pasticche da succhiare che abbiano un gusto piacevole e funzionino ». Da GlaxoSmithKline, multinazionale del farmaco, replicano così: «Produciamo 7 antiretrovirali, tutti disponibili in forma di sciroppo e tutti, tranne uno, indicati per l?impiego pediatrico. Nei Paesi in via di sviluppo concediamo licenze volontarie per la produzione dei nostri Arv a società locali ». Però qualcosa non va se a dicembre l?Ue ha approvato un «sistema di obblighi, premi e incentivi » per fare in modo che i farmaci creati per gli adulti, inclusi gli Arv, vengano prodotti anche in dosi adatte ai bambini. «Il mercato da solo ? dice il nuovo regolamento?si è rivelato insufficiente per stimolare la ricerca, lo sviluppo e l?autorizzazione di medicinali di uso pediatrico». Vella ammette: «È la prova che il problema di cui parla Msf esiste».
Quando lo si trasferisce nel Sud del mondo assume dimensioni drammatiche. Tre sorelle sieropositive Un dato italiano aiuta a capire. Grazie a terapie contro la trasmissione del virus da madre a feto l?Aids tra i nostri bambini (e quelli dei Paesi ricchi) è un evento raro: nel 2005 i casi in Italia sono stati tre. A Kinshasa, invece, ce ne sono tre nella famiglia di Papa Jean. Lui ha 56 anni ed è malato di Aids. Le figlie sono sieropositive: Ruth e Sara, le due gemelle di 4 anni, e Majoie, la grande, che ne ha 9. Ogni giorno, mattino e sera, Papa Jean spezza le grosse pastiglie di Arv con le dita, creando a occhio le dosi per le bambine. Se non riescono a buttarle giù, sbriciola i farmaci e li scioglie in acqua. Vive a Kimbanseke, quartiere periferico dove chi viene dall?Europa realizza di essere bianco, lo diventa davvero, si trasforma in «mundele»?bianco in lingua lingala?come gridano i ragazzi al passaggio di un?auto piena di tipi esotici. Davanti alla sua catapecchia Papa Jean racconta: «I miei due figli maschi sono sieronegativi. Mia moglie non ha l?Aids. Non so come si siano infettate le bimbe». Formula ipotesi che oscillano tra sfortuna e superstizione: «Magari giocando con un mio rasoio. Oppure è stato un miracolo di Belzebù». La Tbc gli toglie il fiato. Tossisce, poi riprende: «Quando sono stato male uno zio mi ha portato da un guaritore. Quello mi ha detto che erano state le bimbe a contagiarmi, che erano abitate da spiriti maligni. Non gli ho creduto. La gente intanto mi isolava, per strada mi chiamavano relitto. Dal 10 ottobre 2005 prendo gli Arv: per me è iniziata una seconda vita». Generazioni a perdere A Papa Jean è andata bene e anche alle sue tre figlie. Perché le strade di Kinshasa sono piene di bambini abbandonati: negli anni 90 l?artista congolese Papa Wemba in una canzone li ha chiamati shegue, abbreviazione di Che Guevara, per esaltarne il coraggio e lo spirito di indipendenza. Ma di poetico nelle loro storie c?è solo quel nome. Humanrights watch ne conta 30mila, per la OngMedicines du monde, che ha aperto per loro un centro di accoglienza, sono 15 o 20 mila. Finiscono in strada per tanti motivi, quasi tutti hanno a che fare con la povertà, ma spesso è anche a causa dell?Aids.
La malattia ha reso orfani molti di loro e si è tradotta in un?assurda condanna formulata dai parenti rimasti: «Avete ucciso i vostri genitori: siete stregoni». Cacciati di casa e discriminati, dormono dove capita, vivono di espedienti. Ci sono ragazze, o magari bambine, che si prostituiscono per uno o due dollari e così nel 20% dei casi diventano sieropositive. Dieci di loro, avranno 14 anni, vivono accampate vicino a un canale sulla strada che va all?aeroporto. Msf le ha visitate. Squadre di medici e consulenti cercano le prostitute di Kinshasa, distribuiscono preservativi nei quartieri poveri, insegnano alle ragazze come usarli, da maggio le invitano al centro Biso na Biso, che in lingala vuol dire «Tra di noi» perché è dedicato alle professioniste del sesso. Ci lavora Stella Egidi, 30 anni, di Viterbo. Ha lasciato l?ospedale di Perugia per spendere qui la sua specializzazione in malattie infettive. «La lotta all?Aids in Africa è difficile ? racconta ?. Immaginiamo di avere tutti gli Arv di cui c?è bisogno: andrebbero presi con cura e regolarità da parte del malato, dovrebbero arrivare in luoghi che magari non sono raggiungibili perché non c?è la strada. E poi bisogna mangiare bene perché il fisico li tolleri e usare acqua potabile. Cose complicate quaggiù ». Msf dà cibo ai malati, ma a volte non basta: «Trecento persone ricevono razioni mensili di provviste?spiega Raphael, l?infermiere che lavora con i bambini ? ma capita che la gente divida con parenti e vicini sia i farmaci sia gli alimenti». Allora perché restare qui? «In 12 anni a Kinshasa abbiamo curato 6.900 persone con l?Hiv?dice Anja ?. Per 1.900 pazienti sono partiti trattamenti Arv. Senza, sarebbero morti in pochi mesi. Invece la maggior parte è tornata a stare meglio, lavora, ha una vita sociale. Con due pastiglie al giorno. Secondo i nostri dati la probabilità di sopravvivenza nei bambini curati con gli Arv è dell?87% a 12 mesi e del 77% a 36 mesi». Dicono che è per questo che continuano a sfidare l?Aids e il Congo. Povero e vitale, disperante e pieno di fede e culti nuovi, con figure a metà fra il prete e il santone che predicano così: «Se credete in Dio non prendete pillole, lui vi guarirà».
Mario Porqueddu

Riferimenti: Leggi l’articolo sul sito del Corriere della Sera

Another world is possible

24 Gennaio 2007 1 commento

E’ in atto, in questi giorni a Nairobi il World Social Forum. Mi sembra sia la settima edizione e la prima interamente organizzata in Africa. Come al solito, tranne che per poche eccezzioni (rai 3, il manifesto, avvenire) o per i media specializzati (quali vita non profit, nigrizia, misna ecc.) o internet (www.nairobi2007.it) nulla o quasi giunge a noi dai media tradizionali. Questo ritengo sia indicativo sulla difficoltà di far cominicare i due mondi che si contrappongono (quello di Nairobi e quello di Davos, dove si riuniscono le grandi “menti e braccia” dell’economia mondiale).
In merito ho trovato illuminante la riflessione che Fabio Pipinato di Unimondo (www.unimondo.org) ha scritto per il sito www.nairobi2007.it e che vi ripropongo quì sotto.

§§§

97// Idee_Riflessioni sul Forum sociale mondiale
di Fabio Pipinato, Unimondo

Freddo, Caldo. Nord, Sud. Ricchi, Poveri. Ordine, Caos. Ufficiale, Ufficioso. Concentrazione, Dispersione. Formale, Informale. Holding, Microimprese. Uomo, donna. Contratti, Contatti. Realtà, Sogno.

L?idea del World Social Forum (WSF), che raccoglie non solo idealmente circa 100.000 sognatori è nata in contrapposizione all?idea del World Economic Forum (WEF) che raccoglie, concretamente, circa 2.000 potenti della terra ogni anno a Davos ? Svizzera.

I due eventi avvengono contemporaneamente con caratteristiche diverse; talvolta opposte.

Ho la fortuna di collaborare per un piccolo network ? OneWorld ? che oltre ad aver dato il nome al WSF da sempre cerca di abitare e raccontare entrambi gli eventi. A nostro avviso, ambivalenti.

Non solo. In passato ha tentato il dialogo tra i due mondi con una videoconferenza tra Porto Alegre e Davos ma ha fallito. Non tanto per assenza di linea telefonica, banda larga o altra diavoleria ma per mancanza di volontà. Il Sud o, meglio, coloro che pretendevano di rappresentare i Sud si rifiutarono di parlare con il Nord. Non c?è stata quindi l?occasione per le leader dei movimenti come Vandana Shiva o Susan Gorge d? incontrarsi on line con i guru dell?economia come Gorge Soros o Bill Gates. Peccato. Occasione mancata.

I ricchi continueranno a frequentare i potenti ed i meno ricchi gli impotenti della terra. Tra tutti vi saranno gli ?eroi dei due mondi? come il Presidente brasiliano Lula ed altri capi di Stato ?progressisti? che non mancheranno l?occasione di passare per Nairobi prima di raggiungere Davos coniugando idealità e denaro. Il presidente Venezuelano Chàvez non è stato invitato tra le nevi oltralpe. Non progressista?

La realtà è ben diversa da quella prospettata dagli amanti della contrapposizione. Anzi, sembra quasi capovolta. La Svizzera presenterà oggi i nomi di 250 giovani leader mondiali scelti tra 4.000 candidati. Massimo 40 anni. Molte donne. Di mestiere fanno business, politica, società, arte, università, cultura, difesa dei diritti umani.

E la novità? La maggioranza proviene dagli aggressivi Sud del mondo. Questa notizia mette fine ad un?epoca ove è l?Occidente a farla da maestro, ad esportare democrazia e bombardare la periferia. La prima istantanea che viene dal mondo delle multinazionali di Davos è un cortese: ?Signori, ci siamo anche noi. Fate posto? e le multinazionali si contenderanno i neolaureati ventitreenni della Bombay University anziché della vecchia Harvard tanto raccomandata da papà.

Ma qual è la novità di Nairobi? I luoghi, anzi gli iperluoghi ove si svolgerà l?evento. Lo stadio sito tra il modernissimo centro e la baraccopoli di Kibera. Ottocentomila abitanti. Lo slum piú grande nell?Africa a Sud dell?Equatore. Un?icona di miseria e violenza che esplode di vita, voglia di farcela, emergere. Tutto ciò inonderà i relativamente ?soli? centomila sognatori. La capitale da 4 milioni e più di abitanti, dei quali 2,5 milioni con meno di un dollaro giorno, così intenta a sbarcare il lunario giorno dopo giorno non se ne accorgerà nemmeno della presenza dei centomila ricercatori di giustizia globale. Ed anche questo è un modo elegante e senza offesa per ri-dirci: ?Signori, benvenuti. Ma qui il forum lo celebriamo tutti i santi giorni?.

Scattate le due foto dei due eventi che nulla hanno a che fare con i film degli stessi fatti di storie, incontri dobbiamo tentare il dialogo tra tutti coloro che sono stati messi da parte: noi. Se vogliamo ancora avere una qualche timida presenza nella scena mondiale.

Per farlo dovremmo:

1) riconoscere tutti il nostro fallimento e le nostre limitate forze e scarsi mezzi nell?applicare le tesi dei precedenti Forum. Insomma, scendere dal nostro innato complesso di superiorità.

2) cercare da subito d?individuare nell?altro di Davos o di Nairobi le ragioni buone delle loro tesi.

3) sostenere ogni forma di dialogo tra i due mondi valorizzando il molto che accomuna i due eventi al fine di restituire la giusta dimensione alle differenze. Ad esasperarle ci penseranno già i fanatici dementi, peraltro onnipresenti.

Potremmo partire dal terreno comune degli Obiettivi del Millennio delineati dal terzo Forum. Quello ONU. Della politica istituzionale. Siamo nel 2007, giusto a metà del processo iniziato nel 2000 e che deve portare entro il 2015 a dire con orgoglio che grazie a tutte le forze in campo, privati, società civili, buone politiche da ogni parte del pianeta, abbiamo contribuito ad eliminare la miseria più estrema. Non v?è guerra più santa di questa. Ed è qui che dobbiamo misurarci come uomini e donne in grado di abitare la propria storia.

Se continueremo a sopravvalutarci, ad incontrarci in luoghi differenti parlando linguaggi diversi, a sentenziare, rischiamo l?autocelebrazione. Null?altro. Serve passare dalla contrapposizione alla giustapposizione. Serve coraggio per liberarci dal vecchio millennio per abitare il nuovo. A partire dalle nostre menti.

Riferimenti: Nairobi 2007

Categorie:On the road Tag: , ,

Mal d’Africa

17 Gennaio 2007 3 commenti

E’ passato quasi un anno dall’ultimo post. Ammetto che a volte sono stato pigro ma è successo un po’ di tutto nei mesi scorsi: dalla nascita di mio figlio, al grande passo della casa (… con le relative rinunce a viaggi, esperienze ecc. ecc.), al conseguente traslocco e la “sistemazione” del lavoro…
Insomma, è stato un anno difficile e lungo che mi ha portato a guardare alla grande passione africana con un po’ di distacco (anche se non con meno impegno… quando possibile!).
Alle volte però questo “malessere” che mi porto dentro nei confronti di questo continente emerge in modo inesorabile e spietato.
Ed emerge quando la quotidianità e le incoerenze del nostro mondo “occidentale e democratico” ti toccano più da vicino.
Quando, guardando il mio piccolo mi ritornano alla memoria i volti ed i sorrisi dei bambini incontrati a Kinshasa o a Dar es Salam.
Quando il dolore mi attanaglia il cuore pensando alla sofferenza e alla povertà di tanti amici incontrati laggiù.
Quando penso a quanto poco basterebbe… e a quanta ipocrisia ci circonda.
Alle volte mi sento un disadattato… strano per uno che ha casa, famiglia, lavoro come tutti gli altri.
Sì, disadattato perché faccio fatica ad accettare l’opulenza che ci circonda.
Faccio fatica ad accettare l’ignoranza e l’intolleranza di certe affermazioni nei confronti delle genti del sud del mondo.
Faccio fatica ad accettare una società che si rifuggia nell’immagine e nei lustrini.
Per fortuna accanto a me ho una persona meravigliosa che vive i miei stessi sentimenti.
Come scelta di coppia abbiamo deciso di anteporre la stabilità della nostra famiglia… ma solo temporaneamente.
Il mal d’Africa è troppo insopportabile per essere lasciato andare senza immergersi in esso.

Categorie:Argomenti vari Tag:

Vacche morte

28 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Il bicchiere è mezzo pieno del liquido rossastro che poco prima ho versato dalla bottiglia. Le mani di Marco lo tengono stretto.
“In ventidue anni che vado in Tanzania è la prima volta che vedo vacche morte lungo la strada”. Marco mi guarda fisso e serio. “I masai si sono spostati a nord ormai da diverse settimane per cercare pascoli con acqua ed erba e non si sa quando ritorneranno”.
La mano si alza e il bicchere raggiunge la bocca. Il liquido rossastro scompare scivolando dentro le labbra.
“A Lumuma, dove l’acqua non è mai stato un problema, il mais è alto cinque centimetro. Oggi dovrebbe essere alto almeno un metro. Questa estate non so cosa mangeranno”.
Il bicchiere adesso è appoggiato al tavolo. Lo ascolto attento mentre poco più in là Orazio comincia a fare i primi gemiti.
“C’è gente che sta scambiando le proprie vacche per un sacco di mais. Ma tanto… fra pochi giorni le vacche saranno morte quindi è meglio massimizzare subito”.
Ritorno con la mente nei luoghi visti, ascoltati e annusati ed entrati nel cuore sette anni fa.
Anche nel 1996 e 97 c’era stata carestia.
“Allora era diverso”, continua Marco. “Era circoscritta ad alcune zone. Ora sta colpendo tutto il paese”.
Lo ascolto attento e con una fitta allo stomaco.
“In queste settimane che sono stato laggiù mi hanno cercato in molti per chiedermi aiuto: il parroco di kongwa, Kigwe, le suore di Dodoma, il parroco di Mbolo..”.
“Anche Mbolo? ed il lago artificiale, la condotta d’acqua…” domando incredulo.
“Il lago non è che una pozza. Alcuni villaggi hanno piantato gli ultimi semi nella speranza di… ma temo che sia inutile se non pioverà. Sono alla fame. Bisogna fare qualcosa”.
Già qualcosa.
Marco si alza, ci abbracciamo e prende le scale per uscire.
Orazio già strilla e Carla si prepara ad allattarlo. Almeno lui non avrà sete.
Nella televisione scorrono le immagini scintillanti della cerimonia di chiusura di Torino 2006.
Quindici giorni in cui centinaia di persone hanno lottato e sofferto per una medaglia.
Nei prossimi mesi, in parti mediaticamente silenziose di questo nostro sballato mondo, migliaia di persone lotteranno e sofriranno per cercare di conquistare un’altro giorno di vita.
Marco se ne è andato ma ci siamo ripromessi di risentirci a breve. Orazio dorme pasciuto nella culla.
Poggio la testa sul cuscino e mi lascio andare. Il sonno mi invade… ma non voglio dimenticare.

Foto tratta da http://www.houghton.edu/academics/ocp/Tanzania/default.HTM

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

L’Africa ha sete: si comincia a parlarne

16 Febbraio 2006 1 commento

Finalmente, dopo mesi e settimane, qualcuno se n’è accorto. Questa sera TG5 ha mandato in onda un servizio di un paio di minuti sulla siccità che sta attanagliando la Somalia. Eppure di notizie ce ne sono state tante in questi giorni. Ne riporto alcune riprese dall’agenzia Misna.

SICCITÀ E CARESTIA: NUOVO APPELLO DEL GOVERNO
Il governo della Tanzania ha bisogno di 100.000 tonnellate di cibo per sostenere fino ad aprile 3,7 milioni di persone minacciate dalla carestia effetto delle siccità; la richiesta è stata rivolta oggi dal primo ministro Edwar Lowassa in una riunione dei donors svoltasi a Dodoma, in cui sono stati presentati gli ultimi dati del Gruppo d?informazione sulla sicurezza alimentare nazionale. Il premier ha aggiunto che i granai governativi contengono poco più di 57.000 tonnellate di cibo, insufficienti per affrontare l?emergenza. Un mese fa il presidente Jakaya Kiwete aveva fatto appello per soccorrere 613.000 persone, ma si stima che per la fine di aprile la situazione, recentemente aggravatesi, finirà per coinvolgere un numero decisamente maggiore di persone. (Misna 14.02.2006)

BURUNDI SICCITÀ E CARESTIA: SEMPRE PIÙ PERSONE FUGGONO IN TANZANIA
Sono 3500 i cittadini burundesi che dall?inizio dell?anno hanno varcato la frontiera con la vicina Tanzania nel tentativo di fuggire alla siccità e la carestia che sta colpendo alcune province del Burundi, ma che minaccia anche gran parte dei paesi dell?Africa orientale. Il bilancio è stato stilato dall?Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr), secondo cui ?la cifra continua a crescere? in maniera costante, ?con una media di circa 100 nuovi arrivi al giorni?. ?Solo nella giornata di ieri ? si legge in una nota diffusa dall?agenzia Onu – sono state registrate più di 500 persone appena arrivate nei centri lungo il confine, la maggior parte delle quali a Nyakimonomono, dove al momento vivono più di 2.500 persone?. La maggior parte dei nuovi arrivati sostiene di provenire dalla provincia di Ruyigi, una delle zone del Burundi orientale maggiormente colpite dalla siccità e dalla conseguente carestia. L?Acnur conferma che tra i nuovi arrivati si riscontrano ?evidenti casi di malnutrizione?. ?Un bambino piccolo è morto al suo arrivo la settimana scorsa, mostrando gravi segni di disidratazione, mentre tre altri bambini sono morti in gennaio a causa di una grave infezione respiratoria? precisa l?agenzia Onu nella nota. Il governo del Burundi ha lanciato solo la scorsa settimana un nuovo appello alla comunità internazionale chiedendo aiuti per le 430.000 famiglie che nel nord e nell?ovest del paese stanno affrontando le conseguenze della siccità. Secondo i dati presentati ieri da Adelin Ntungumburanye, segretaria del ministero dell?Agricoltura, il 30% dell?intera popolazione burundese (7 milioni di abitanti) sta affrontando una situazione di ?grave scarsità di cibo?. Ma la carestia provocata dalle scarse piogge interessa, seppur con livelli diversi, quasi la metà dei burundesi. Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili sono state almeno 120 le vittime della siccità in Burundi finora, anche se dalle zone maggiormente colpite dalla carestia arrivano notizie (non confermate) di nuovi decessi. Il prossimo 28 febbraio a Bujumbura è attesa una riunione dei donors per valutare le richieste del piano di emergenza e stanziare fondi. Anche la Tanzania è costretta a fare i conti con la siccità e dall?inizio del mese ha cominciato il razionamento dell?elettricità per 8 ore al giorno in tutto il paese. (Misna 14.02.2006)

SICCITÀ E CARESTIA: RISCHIANO LA VITA PROFUGHI IN FUGA VERSO YEMEN
Un avvertimento alle vittime della carestia nel Corno d?Africa, affinché non cerchino di sfuggire alla fame imbarcandosi in modo illegale verso lo Yemen, è arrivato oggi dall?Acnur, Alto commissariato dell?Onu per i rifugiati. Ricordando che da metà gennaio almeno 167 persone sono morte mentre tentavano di attraversare il golfo di Aden, l?organismo ha sottolineato l?alto rischio di viaggi del genere, che solitamente partono dal porto di Bosasso, in Puntland, lungo la costa nordorientale della Somalia, per approdare in territorio yemenita. L?Acnur ha poi sostenuto che i passeggeri sono ?vittime di torture da parte del personale di bordo? e a volte arrivano a gettarsi in mare perché non sopportano più la fame e la sete, mentre altri muoiono sul pontile. Spesso gli scafisti, temendo di essere arrestati dalle autorità yemenite, costringono i profughi a gettarsi in acqua prima dell?arrivo in porto, causandone l?annegamento. Si calcola che dal 15 gennaio a oggi siano arrivate in Yemen da Bosasso 48 imbarcazioni cariche soprattutto di somali e etiopi. Sono circa 8 milioni, secondo le ultime stime, le persone colpite dalla siccità nel Corno d?Africa, in particolare in Etiopia, Kenya e Somalia. (Misna 15.02.2006)

SICCITÀ E CARESTIA: PREVISIONI ESPERTI METEO POCO INCORAGGIANTI
Rischia di aggravarsi la situazione di grave siccità che sta provocando una diffusa carestia in ampie regioni dell?Africa orientale: per un paio di mesi non sono previste piogge, secondo le ultime previsioni diffuse oggi dall?Organizzazione mondiale della meteorologia, l?agenzia dell?Onu specializzata. ?Le condizioni di siccità in tutto il Corno d?Africa sono destinate probabilmente a protrarsi a febbraio fino almeno all?inizio di aprile? ha detto il portavoce dell?organismo, Mark Oliver. Il nord Etiopia e il Sudan rimarranno ?estremamente secchi?, mentre gran parte della Somalia, del Kenya, dell?Etiopia meridionale, il sud Sudan, la Tanzania e il nord-Uganda dovrebbero avere nei prossimi mesi precipitazioni ?al di sotto della normalità o in alcuni casi normali?. Previsioni negative per alcune aree del Kenya ? dove la siccità ha già ucciso decine di persone ed è stata dichiarata ?emergenza nazionale? dal governo di Nairobi ? dove in aggiunta alla mancata stagione delle piogge di marzo-maggio 2005, la carenza di acqua potrebbe protrarsi sino alla fine di quest?anno. (Misna 15.02.2006)

ACQUA: UN AFRICANO SU TRE NON HA QUELLA POTABILE
Un africano su tre non ha accesso all?acqua potabile e quasi la metà degli abitanti del continente ha problemi di salute a causa della carenza di fonti pulite: lo si apprende da un rapporto presentato al 13° congresso dell?Associazione per l?acqua africana (Afwa), che si è appena chiuso ad Algeri, con circa 400 delegati da una trentina di nazioni del continente. Se l?attuale situazione non verrà modificata, entro il 2010 almeno 17 Paesi africani rischiano di soffrire gravi carenze di acqua, con il rischio di conflitti interni o regionali per il controllo delle risorse di approvvigionamento idrico. Sembra un paradosso, ma l?acqua non manca in Africa: le risorse ammontano a circa 5,4 milioni di miliardi di metri cubi, ma solo il 4% viene utilizzato e sfruttato a causa della mancanza di adeguate strutture. Secondo gli Obiettivi del millennio, per dimezzare la povertà entro il 2015 servono 12 miliardi di dollari per raddoppiare l?accesso degli africani alle risorse idriche.(Misna 16.02.2006)

Eppure sui nostri media…

Siccità in Africa… qualcuno si muove

14 Febbraio 2006 Commenti chiusi


La sicità interessa 9 paesi dell?Africa orientale. Gli interventi di “Insieme si può…”
Una devastante siccità sta interessando in questi mesi il Kenya, l?Uganda, la Tanzania, l?Etiopia, l?Eritrea, la Somalia, il Rwanda, il Burundi, il Sud Sudan.

Secondo stime delle Nazioni Unite sarebbero oltre 5 milioni le persone minacciate di morte per fame e per sete mentre questa carestia, definita ?senza precedenti? per la vastità dei territori colpiti, ha già causato migliaia di vittime.

E? inutile, però, sfogliare i principali giornali italiani o guardate i telegiornali alla ricerca di questa notizia. Gli organi di informazione in questo periodo sono ?drogati? dalle notizie politiche per l?imminente scontro elettorale oppure pieni di notizie provenienti dalla casa del ?grande fratello? o, come è accaduto a gennaio, calamitati dalla sorte della balena finita per errore nel Tamigi.

Purtroppo, come è già successo tante, troppe volte sarà necessario che la crisi alimentare si trasformi in catastrofe umanitaria con centinaia di migliaia di morti perché qualche giornale riporti la notizia e qualche televisione invii un proprio cameramen. Allora e solo allora, di fronte ai corpicini scheletriti dei bambini, verrà, ancora una volta sollecitata la generosità degli Italiani. Allora e solo allora verrà chiesto di inviare un ennesimo SMS a qualche organismo di aiuto. Allora e solo allora, si metterà in moto, certamente troppo tardi, la macchina degli aiuti che sarà seguita, come sempre, dalle solite polemiche e dagli inevitabili scandali sull?utilizzo degli aiuti.

Oltre che lanciare l?allarme, ?Insieme si può?? si sta già attivando per portare aiuto alle popolazioni del Nord Uganda, colpite dalla siccità.

Due i progetti in corso. Il primo vedrà la ristrutturazione di una quarantina di pozzi fuori uso (costo previsto: 25.000 euro) in modo da aumentare l?attuale insufficiente quantità d?acqua potabile disponibile per persona. Il secondo prevede l?acquisto immediato di cibo (mais, fagioli, latte in polvere) che verrà immagazzinato in vista dell?imminente carestia. La distribuzione alle popolazioni del Karamoja avverrà in collaborazione con l?ospedale missionario di Matany e con le parrocchia della diocesi di Moroto. Il quantitativo di cibo acquistato dipenderà dagli aiuti economici che riusciremo a raccogliere.

Chiunque volesse contribuire a questo progetto di ?Insieme si può?? può utilizzare il conto corrente postale n° 13737325 oppure il conto bancario della Unicredit Banca, n° 17613555, CIN: K, ABI: 02008, CAB: 11910 specificando nella causale: ?SOS Siccità?.

Riferimenti: Il sito di "Insieme si può… Onlus

Siccità in Africa: la situazione in Tanzania

12 Febbraio 2006 Commenti chiusi

Tra tanta bailame mediatico di questo inizio elezioni, il mondo è sparito! Purtroppo nel mondo si vive… e si muore, anche e tanto di sete. Tutta l’Africa orientale sta vivendo una situazione difficile dovuta ad un persistente periodo di siccità: dalla Somalia, alla Tanzania, dal nord Uganda al Kenia. Una situazione difficile come testimonia questa lettera che ci è giunta da Suor Virgiliana, superiore della Consolata in Tanzania. Le sue parole e la sua testimonianza diretta vale molto più di tante parole…

“Circa la siccita’, e’ una realta’ che tocchiamo con mano: tutto secco ovunque. La gente ha piantato gia’ 2 o tre volte e ha perso anche il seme.
Nei fiumi non c’e’ piu’ acqua, per conseguenza manca corrente elettrica,
che viene razionalizzata: ogni due o tre giorni tolgono la luce per otto ore. La situazione ‘ grave per circa 15 regioni del Tanzania, tra le quali parecchie zone di Iringa, escluso Ikonda e altre piccole zone. In alcune zone il governo sta distribuendo cibo che ha importato dal Messico e da latre parti. Ma quanti ne saranno raggiunti. Tutti i prezzi dei generi alimentari sono aumentati anche del triplo.
E noi? Continuiamo ad attendere la Provvidenza, per aiutare almeno i piu’ disperati che ci sono attorno. Al Centro Allamano ne assstiamo anche con supporto alimentare 1440 ammalati e 1600 dei loro figli….
Saluti cari sr. Virgiliana”

Un servizio in merito al problema siccità è stato pubblicato stamane su Avvenire.
Sui principali telegiornali nazionali… che sia la “par conditio”?

Orazio è arrivato!!!

19 Gennaio 2006 4 commenti


Oggi parlo di me. O meglio della mia famiglia: lunedì 16 gennaio scorso, alle ore 20.21 è arrivato Orazio. Figlio mio e di mamma Carla. Lo so che è autocelebrativo, ma la gioia che ti da un figlio è tanta… che deve trovare sfogo. Nella foto qui sotto il piccolo Orazio e la mamma Carla pochi minuti dopo il parto. Lei è stupenda, come Orazio. Con amore e affetto. Papà

Categorie:Argomenti vari Tag: ,